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Il profumo di un cavallo selvaggio. Intervista con Naomi Goodsir e Bertrand Duchafour

Intervista a Naomi Goodsir Corpus Equus

Indice

Sempre in occasione di Esxence 2022, abbiamo avuto l’occasione di intervistare anche Naomi Goodsir, designer e art director delll’omonimo brand di profumeria di nicchia, assieme a Bertrand Duchaufour, noto creatore di profumi.

Duchaufour ha firmato due fragranze per il brand: Or du Serail e Corpus Equus; ed è proprio quest’ultimo l’oggetto della nostra chiacchierata: con loro abbiamo parlato della genesi e del processo creativo che ha di questo profumo straordinario.

L’intervista

Corpus Equus è dedicato a un cavallo. Come mai l’idea di ispirarsi a questo animale per il profumo?

Disegno originale di Bertrand Duchaufour per Corpus Equus

NAOMI GOODSIR – Quando ero più giovane andavo a cavallo. Uno in particolare, Tequila, è stato molto importante per me. È stato il mio cavallo solo per qualche anno; ho avuto altri cavalli dopo, ma con nessuno c’è stato mai il legame che avevo con lui.

Era un cavallo fantastico, con un carattere molto forte, anche difficile.

Ricordo che lo lavavo prima delle gare e lui si sedeva di proposito nella polvere, sporcandosi: mi faceva infuriare! Quando partecipavo alla gare e aspettavo il mio turno, a volte smontavo da cavallo e lo accarezzavo: reagiva come se non gliene importasse nulla. Ma poi, se accarezzavo gli altri cavalli, mi mordeva!

Eppure avevamo un legame speciale. L’unico che poteva cavalcarlo oltre me era mio padre, ma nessun altro ce la faceva: era troppo forte. Ma era fantastico: sapeva saltare più della sua altezza, era straordinario. Aveva un cattivo carattere ma mi voleva bene. È stato davvero un grande amore.

Ho ricordi bellissimi della mia infanzia a cavallo. Andavo a scuola e lasciavo la briglia sotto un albero, e al ritorno recuperavo la briglia per prendere il cavallo e tornare a casa. A volte portavo qualche amico con me in sella.

Questo cavallo forse è anche legato al ricordo di mio padre, perché quando gareggiavo, era che si alzava alle 4 del mattino per accompagnarmi.

È sempre affascinante ascoltare le persone che amano i cavalli parlare della loro passione. Come lei, parlano di legame forte, di storia d’amore, quasi. Altrettanto affascinante è che tra tutti gli animali, quelli più hanno ispirato i profumieri siano i cavalli.

N.G. – L’idea da cui siamo partiti era di creare un profumo cuoiato: siamo giunti così al concept del corpo del cavallo, dell’odore del cavallo e della terra calpestata dagli zoccoli del cavallo. Infatti dicevo a Bertrand: “Per favore, trovati un cavallo e va a sentirne l’odore! E toccagli il naso, che è meraviglioso e vellutato!”

L’ispirazione è partita dal corpo del cavallo, poi in seguito è approdata al pittore Pierre Soulage, al suo lavoro sulle differenti sfumature di nero che ci ricordavano il riflesso della luce sul manto del cavallo. E secondo me in questo profumo traspira proprio lo spirito di un cavallo dal carattere forte e indipendente. Per questo l’abbiamo chiamato Corpus Equus.

BERTRAND DUCHAUFOUR – Inizialmente ho lavorato sul concetto della presenza del cavallo, dell’odore del cavallo e del cuoio della sella. Solo dopo è arrivato il concetto delle sfumature di nero, lavorando sull’effetto satinato del manto del cavallo.

I cavalli neri hanno una plasticità nella loro figura che include sia il nero lucido che quello opaco, e che si può tradurre con le ricerche di Soulage o con il concetto di nero di Anish Kapoor, per esempio. Infatti io ho cercato di tradurre quel concetto e quella plasticità in profumo.
L’odore principale del cavallo è cresolico, e il cresolo lo trovi, per esempio, nel gelsomino. Peraltro è il principale componente del gelsomino, non l’idolo, come molti pensano.
Quindi possiamo immaginarci questa fragranza come un gelsomino nero, ma non solo, perché poi entra la rosa, per mezzo di un altro ingrediente importantissimo, l’alcool fenitilico, che troviamo nell’assoluta di rosa ed è molto intenso, molto profondo, opaco e scuro: per me rende molto bene l’effetto del velluto nero. L’accostamento di cresolo e alcool fenitilico, per me, dà l’effetto del nero opaco che si alterna al nero lucido del manto del cavallo definendone la forma.

Ma non è un profumo con ingredienti solo di sintesi: ci sono moltissime materie prime naturali, come il cardamomo, lo zafferano, il castoreo. Non è nemmeno animalico, peraltro. La presenza animalica si sente solo all’inizio e ricorda la presenza del cavallo, ma poi la fragranza diventa sempre più morbida man mano che si evolve, crea un effetto di nero satinato, luminoso come il manto del cavallo, ma giocato sul due toni di nero per creare rilevo.

Ma quindi Tequila, il cavallo, era nero?

B.D. – No, assolutamente: era bianco. Ma abbiamo usato il nero perché il suo carattere era cupo, scuro, per così dire. È una metafora. Peraltro, per me, il usare il cuoio chiaro in questa composizione non sarebbe stato interessante. E poi, stando ai racconti di Naomi, il nero rappresentava molto bene il carattere di questo cavallo

Soulange, Kapoor: avete citato parecchi riferimenti visuali. Anche il briefing è stato visuale?

N.G. – No. non abbiamo usato riferimenti visuali. Sono arrivati dopo un lungo processo, cominciato nel 2013, evolutosi poi nel 2018, anno in cui abbiamo cambiato direzione. Prima abbiamo lavorato per rendere il profumo più affilato, liberandoci di alcune sfaccettature, rendendolo più lineare; poi lo abbiamo portato verso toni più scuri.

Con ogni fragranza si parte con un’idea e poi si raffina: è molto importante trovare un linguaggio comune e poi le idee arrivano. È un processo fluido. È stato così anche per Nuit de Bakelite, con Isabelle Doyen, per cui ci sono voluti almeno 5 anni: è stato un processo.

Quindi la virata verso il concetto del nero è arrivata con l’evoluzione di questo dialogo?

N.G. – Certo. Il nostro è un dialogo costante. Quando siamo arrivati al concept del nero, Soulage è stato una scelta naturale. Inizialmente non ci avevamo pensato, ma i cambiamenti arrivano perché siamo in un dialogo costante che evolve come la fragranza. Sappiamo dove andare e che direzione prendere.

Il punto più difficile è decidere quando fermarsi. Se andare avanti ancora un po’, limare quella nota, aggiungere una certa sfaccettatura, oppure fermarti: devi mettere in conto che sbilancerai la composizione. Non è facile da riconoscere, ma c’è un punto in cui ti rendi conto che la fragranza è davvero finita. Magari alcune note specifiche non ti convincono, ma la fragranza funziona, è bella! Si tratta di raggiungere un punto di equilibrio. In quel momento capisci che è pronta.

Credits: pictures courtesy of naomigoodsir.com

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